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Effetti delle polveri sottili PM10 e PM 2,5 sulla salute PDF Stampa E-mail

Come appare realmente la situazione delle sostanze inquinanti nell’aria interna agli ambienti? Con quali grandezze di particelle si ha realmente a che fare?


L’evoluzione dell’inquinamento atmosferico urbano è stata profonda negli ultimi decenni. Le componenti classiche legate all’industria e al riscaldamento, come SO2 e N02, si sono radicalmente ridotte, mentre è aumentata nettamente la concentrazione delle polveri ultrafini soprattutto nel range tra 0,01 e 0,03 μm (micron) di diametro aerodinamico, le cosiddette nano particelle.

 

La dimensione è molto importante, poichè determina la profondità dell’albero respiratorio alla quale gli inquinanti possono giungere. Quasi tutte le particelle submicroniche e le più fini entrano nel circolo dove determinano effetti che possono influire su patologie dei vasi e del cuore. Anche la composizione chimica è variabile, e può avere rilevanza tossicologica. Come molti studi tossicologici e epidemiologici recenti hanno mostrato l’effetto dell’inquinamento ambientale urbano sulla salute è reale e misurabile; in termini relativi tale effetto è modesto (incremento di pochi punti percentuali del rischio). Ma interessa una popolazione assai vasta (quindi alto numero di casi in più); il traffico non è l’unica fonte, ma il suo peso è primario; non è possibile definire il ruolo dei singoli componenti della miscela, ma il particolato fine rappresenta il contaminante più evidentemente implicato: anche il ruolo di alcuni inquinanti gassosi è stato messo in luce. Gli effetti sulla salute aumentano con l’aumentare della concentrazione degli inquinanti e quelli finora documentati sono:

 

  • Effetti a breve termine negli adulti: incremento della mortalità giornaliera naturale totale e per cause cardio-respiratorie e aumento dei ricoveri non programmati per cause cardio-respiratorie totali. Si tratta non soltanto di anticipazioni, ma di reali nuovi casi che insorgono fino a 40 giorni dal picco espositivo; attualmente ci sono diversi studi in corso su questi effetti negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in Italia.
  • Effetti nei bambini: in rapporto a residenza presso strade trafficate sono stati evidenziati in particolari disturbi respiratori (infiammatori e allergici) e sviluppo di asma in età precoce (0-3 anni). É ancora da verificare l’ipotesi di un aumento di casi di leucemia in rapporto a possibile esposizione a benzene.
  • Effetti a lungo termine negli adulti: aumento della mortalità per cause cardiovascolari e per cause respiratorie, nonchè per tumore polmonare.

LAS-XLe principali strade di ricerca riguardano gli effetti delle polveri fini (PM 2,5) e ultrafini (<100 nm) e gli effetti cardiovascolari, meno ovvi rispetto a quelli respiratori. A livello cardiovascolare sono già stati osservati aumento della viscosità del plasma, incremento di mediatori di infiammazione, alterazioni della frequenza e della variabilità del battitto cardiaco, rischio di esaurimento dei defibrillatori.

Fig. 2 – Apparecchio conta particelle a laser tipo LAS-X per prove di laboratorio a banco

 

 

Alla chiarificazione di alcune delle questioni aperte sono stati forniti importanti contributi da parte del Dipartimento di Tecnologie e Salute dell’Istituto Superiore di Sanità di Roma, del Dipartimento di Fisica di Milano-Bicocca sulla distribuzione del particolato ambientale e all’interazione polveri sottili/salute.
L’evoluzione nella conoscenza del particolato atmosferico ha evidenziato che il contenuto della componente a maggior valenza tossicologica organica (Idrocarburi Policiclici Aromatici e Composti Organici Volatili) e inorganica (metalli pesanti, fibre di amianto) il contenuto prevalentemente nelle frazioni più fini (in particolare PM 2,5). Lo studio ha confermato come nel PM 2,5 gli IPA costituiscano oltre 1190% del particolato raccolto, mentre, per la frazione inorganica, i solfati e i nitrati di ammonio rappresentino oltre il 40% del totale. Infine, il comportamento aerodinamico di questa frazione ha interessamento diretto del comparto alveolare dell’albero respiratorio con i meccanismi di deposizione delle particelle costituite dalle sostanze tossicologicamente più attive o veicolanti le stesse. Pertanto la scelta del PM 2,5 risulta ancora più indicata per le correlazioni tra inquinamento ambientale a gli esiti sanitari su apparato respiratorio e cardiocircolatorio già evidenziata con il PM 10.

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